Il traliccio segato in Carnia e i tre giorni senza petrolio al di là delle Alpi

Udine – Nella notte tra il 26 febbraio e il 25 marzo 2026, qualcuno ha segato con un flessibile un traliccio della rete Terna in una valle alpina della Carnia. Un gesto all’apparenza banale, in un angolo di montagna del Friuli, ma le conseguenze si sono sentite fino al Sud della Germania.

Il sostegno n. 416 della linea a 132 kV Tolmezzo-Paluzza alimenta la stazione di pompaggio SIOT di Paluzza, snodo dell’oleodotto Transalpino TAL: 753 chilometri di tubature che collegano il porto di Trieste alle raffinerie della Germania meridionale e dell’Austria. Quando Terna ha richiesto lo scollegamento per procedere alle riparazioni, l’oleodotto si è fermato per tre giorni.

La raffineria Miro di Karlsruhe — la più grande della Germania, che copre circa il 45% del fabbisogno energetico del Baden-Württemberg — ha confermato a Politico Europe di non aver ricevuto greggio per l’intera durata dell’interruzione. Stessa situazione per la Bayernoil in Baviera. Petroliere in attesa nel porto di Trieste. Tutto bloccato da un traliccio abbattuto in una valle secondaria.

Le indagini sono condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, dal ROS dei Carabinieri e dai servizi di intelligence, coordinate dalla Procura di Udine. Sul versante d’oltralpe, il BKA (Bundeskriminalamt, Ufficio federale di polizia criminale tedesco) è in contatto con le autorità italiane. Non si tratterebbe insomma di un’indagine ordinaria per danneggiamento, ma di un dispositivo riservato alle minacce alla sicurezza nazionale.

Gli investigatori stanno analizzando immagini satellitari, dati di celle telefoniche, sentieri boschivi, testimonianze. Elicotteri hanno sorvolato l’area. Le piste degli inquirenti seguono il terrorismo internazionale ma anche l’attivismo ambientale radicale e gli ambienti anarchici. Al momento non risultano rivendicazioni.

Al di là della dinamica tecnica, ciò che emerge è come la notizia sia stata resa pubblica in Italia. Dal 25 marzo all’11 aprile — sedici giorni — nessuna dichiarazione del governo italiano, nessun comunicato del Ministero dell’Interno, nessuna informazione ufficiale ai cittadini. A rompere il silenzio non sono state le istituzioni italiane ma i media tedeschi: Welt am Sonntag e Business Insider, poi Politico Europe, che hanno ricostruito la vicenda citando due fonti indipendenti concordi nel parlare di sabotaggio.

L’Italia, in sostanza, ha appreso da Berlino che sul proprio territorio era avvenuto un atto ostile con effetti a cascata su una vasta area fuori dal territorio nazionale.

Solo a quel punto la notizia è comparsa sulla stampa locale.

Peraltro l’11 aprile scorso il gruppo TAL ha pubblicato una nota stampa in cui ha definito “destituita da ogni fondamento” la notizia di qualsiasi sabotaggio diretto ai propri impianti. La versione del gruppo è che Terna abbia semplicemente richiesto il distacco per riparare un traliccio situato a oltre dodici chilometri dagli impianti TAL stessi, causando un fermo operativo di tre giorni. TAL segnala inoltre un secondo fermo, programmato fino al 23 aprile, per manutenzione ordinaria di un pontile portuale.

Terna dal canto suo ha confermato il danneggiamento del traliccio “ad opera di ignoti” senza ulteriori dettagli pubblici.

Le due posizioni non sono necessariamente contraddittorie: TAL può affermare in buona fede che nessuno ha toccato i suoi impianti, mentre il sabotaggio ha agito a monte, sull’infrastruttura elettrica che li alimenta.

Le indagini sono in corso. Resta il fatto che un’infrastruttura critica europea si è dimostrata vulnerabile a una banale azione di danneggiamento fisico, eseguita in un luogo remoto, con importanti effetti a caduta.

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