Incanto d’inverno all’Isola della Cona

Isola della Cona (Go) – Incanto d’inverno in laguna. Uno zaino sulle spalle e una borsa fotografica, un binocolo e qualcosa da bere. Sono nel parcheggio dell’isola della Cona e pronto a muovermi mentre una flebile luce rompe la notte con uno spicchio di luna ancora accesa.

L’alba è limpidissima ma sopratutto è di un silenzio totale, infinito. Un alito di vento sposta qualche canna mentre cammino sul sentiero che mi porta al capanno della volpe. Passando controllo il capanno del martin pescatore ma l’acqua è tutta ghiacciata, sono in controluce e non potrei riconoscere nessun animale.

Proseguo perciò, costeggiando un argine chiuso all’uomo perchè pericoloso: due, tre porciglioni mi tagliano la strada per infilarsi nel canneto ed essere al sicuro e mi ritrovo al capanno della volpe. poggio lo zaino e la borsa, preparo il cavalletto e scatto alla luce rossiccia che scaccia il blu della notte, il tutto in un silenzio artico, surreale, immobile.

Davanti al bar Pettirosso (di fronte a me e distante 400 metri) ci sono i bianchi cavalli della Cona, sono otto e si muovono in fila indiana verso punti non ghiacciati.

Il freddo intenso copre il rumore degli zoccoli. Due del gruppo cominciano un rituale di corteggiamento correndosi dietro, mordendosi il collo e scalciando. Sono l’unica cosa che si muove, mentre appare il sole.

Passano i minuti e si arriva alle 7:30, ora in cui una nuvola di centinaia di oche si avvicina , ma non si ferma, tira dritto verso i campi coltivati e sull’isola ripiomba il silenzio.

Due cigni sono fermi in un angolo e anche una garzetta li imita ma in un altro punto. Mi sposto verso la marinetta attraversando un argine su cui è stata costruita una passarella comoda e sicura. Anche li c’è solo il silenzio. Alle nove e mezza incontro altri fotografi: qualche parola su quanto visto e punto verso l’entrata.

È stata una mattina speciale ricca di un silenzio particolare, quello di gennaio, un silenzio severo, limpido e  profondo come il freddo che ti entra nelle ossa.  Potessi, sarei sempre in piedi all’alba, perchè solo così ho la sensazione di giornate piene che riempiono la mia vita.

Testo e foto Stefano Savini – tutti i diritti riservati

Print Friendly, PDF & Email

Condividi