Il mistero del Timavo: bilancio di tre anni di tracciamenti con sostanze fluorescenti. Foto

Trieste – Da un paio d’anni, dopo molto tempo di stasi su questo fronte di ricerca, alcune realtà speleologiche ed enti di ricerca di Trieste stanno lavorando ad una serie di tracciamenti delle acque sotterranee con sostanze fluorescenti, che hanno come obiettivo quello di studiare le dinamiche delle circolazioni idriche profonde del Carso, principalmente il bacino della Reka/Timavo.

Il primo tracciamento era avvenuto tra la grotta Jama Sesanske Reke (Slovenia) e l’abisso di Trebiciano, due grotte distanti poco più di un chilometro, interessate dallo scorrere delle acque: nel caso dell’abisso di Trebiciano, quelle che prendono il nome di Timavo.

L’esperimento era stato proposto dalla Società Adriatica di Speleologia (S.A.S.) e dal Jamarski odsek Slovenskega planinskega društva, ed è stato condotto dall’Università di Trieste in collaborazione con alcuni studiosi indipendenti.

L’immissione del tracciante alla Jama Sežanske Reke era stato eseguito a cura del JOSPDT ed i campionamenti all’Abisso di Trebiciano sono stati effettuati dalla SAS.

La prova ha definito con assoluta certezza la correlazione delle acque tra le due cavità: infatti, dopo quasi quattro giorni, il tracciante immesso nella Jama Sežanske Reke ha raggiunto l’abisso di Trebiciano, dove la restituzione del tracciante è stata presumibilmente totale, definendo una canalizzazione diretta, ma con percorsi molto più lunghi di quanto ci si aspettasse.

Un secondo tracciamento con sostanze fluorescenti è avvenuto nel 2016, con immissione a Vreme, in Slovenia. Questo particolare esperimento era stato effettuato grazie alla collaborazione con il Parco di San Canziano-Park Škocjanske jame.

Dopo quaranta giorni di percorso sotterraneo, il tracciante aveva raggiunto le risorgive del Timavo e le sorgenti d’Aurisina, ma i campionamenti giornalieri in abisso di Trebiciano, protrattisi per quasi un mese, avevano evidenziato come le acque che spariscono nell’inghiottitoio non passino per questa cavità.

Un dato veramente inedito, ed inaspettato.

E arriviamo al 2017: il terzo tracciamento ha avuto inizio il 23 ottobre, sulla coda di una piccola piena di 20 mc/s, con l’immissione di 5 chili di fluorescina nelle grotte di San Canziano.

Nel frattempo, nella grotta di Kanjaduce (cavità nei pressi di Sesana, Slovenia, nella quale nel 2003 lo Jamarsko Drustvo Sesana, gruppo locale, scopre dopo anni di scavi, il fiume) veniva posizionata la strumentazione per il rilevamento.

Nell’abisso di Trebiciano tutto era già predisposto da qualche settimana.

Dopo 4 giorni dall’immissione, il tracciante ha raggiunto la grotta Kanjaduce, dove ha transitato dal 27 al 30 ottobre.

Nell’abisso di Trebiciano il primo campione positivo è stato prelevato il 4 novembre, ed il tracciante è ancora in fase di transito.

L’obiettivo del tracciamento non è esclusivamente di tipo qualitativo, quindi di confermare o meno i collegamenti tra le varie cavità, ma anche quantitativo: una volta acquisiti e rielaborati tutti i dati, si riuscirà a definire quanta dell’acqua che entra a San Canziano passa per le varie grotte monitorate, per capire se c’è un corso preferenziale, perdite o diramazioni.

Per questo motivo sono state eseguite anche numerose prove di portata a San Canziano, Kanjaduce e Trebiciano.

Le operazioni di immissione del tracciante sono state curate dal Parco di San Canziano, Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste, e dalla Società Adriatica di Speleologia, come anche i campionamenti giornalieri ed il posizionamento delle strumentazioni di rilievo nell’ abisso di Trebiciano.

Il posizionamento delle strumentazioni, i campionamenti quotidiani e le prove di portata nella grotta Kanjaduce sono stati eseguiti dell’Istituto di Ricerche Carsiche di Postumia (Inštitut za raziskovanje krasa) e dalla Società Adriatica di Speleologia.
In altre due cavità, la Lazzaro Jerko (scoperta nel 1999) e l’abisso di Repen (scoperto nel 2010), sono stati posizionati dei fluocaptori, rispettivamente dalla Commissione Grotte “E. Boegan” CAI Trieste e Club Alpinistico Triestino.

Partecipano inoltre: come studioso della materia, il dott. Mario Galli; come propositore, fondamentale esperto e consulente per tutte le fasi del tracciamento, calcoli e rielaborazione dati, il dott. Fabio Gemiti di Trieste.

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