Trieste, stop ai pasti ai migranti in piazza Libertà nel fine settimana, limitati a due ore gli altri giorni. Protestano le associazioni
Trieste – Divieto di distribuire pasti e coperte il sabato e la domenica e attività consentite negli altri giorni soltanto dalle 18 alle 20. Sono le prescrizioni che, secondo quanto riferito dall’associazione, la Questura di Trieste ha imposto a Linea d’ombra, una delle realtà che da sette anni assistono le persone migranti in transito in piazza Libertà, davanti alla stazione ferroviaria.
La limitazione è stata comunicata il 14 ottobre e riguarda le attività di assistenza svolte nella piazza. La motivazione riportata dal quotidiano Domani, che riferisce di aver consultato il provvedimento, è la necessità di prevenire possibili turbative dell’ordine e della sicurezza pubblica e di garantire il regolare svolgimento delle attività di socialità, intrattenimento e svago, oltre alla libera circolazione e alle iniziative economiche della zona.
Non risulta al momento disponibile una nota pubblica della Questura che consenta di ricostruire integralmente il provvedimento e le circostanze alla base della decisione.
La misura ha suscitato la protesta delle associazioni impegnate nell’assistenza. La rete dei Fornelli resistenti, attraverso l’attivista Lara Cavalli, ha contestato soprattutto il divieto nel fine settimana, quando nella zona della stazione continuano ad arrivare persone che necessitano di cibo, vestiti e cure. Secondo quanto riferito dalle realtà solidali, negli ultimi giorni sarebbero giunti in città anche nuclei familiari con bambini piccoli.
Linea d’ombra, fondata da Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, presta assistenza ai migranti provenienti dalla rotta balcanica attraverso la distribuzione di pasti e indumenti, la medicazione delle ferite e l’orientamento verso i servizi disponibili. La nuova fascia oraria, dalle 18 alle 20 invece delle precedenti tre ore serali, dalle 19 alle 22, riduce il tempo a disposizione dei volontari e rende più difficile organizzare il servizio. La responsabile dell’associazione ha riferito che, per la prima volta in sette anni, l’attività è sottoposta a una prescrizione oraria di questo tipo e che nel fine settimana non sarà possibile operare in piazza.
La decisione arriva in una fase di tensione nell’area della stazione. Il 7 ottobre le forze dell’ordine avevano svolto un servizio straordinario di controllo in piazza Libertà, identificando 70 persone. Secondo quanto comunicato dalla Questura, l’intervento era stato disposto dopo diverse criticità, tra cui condotte aggressive nei confronti di due giornalisti e di una volontaria, oltre ad altri episodi che avevano sollevato preoccupazioni per la sicurezza e la fruibilità dello spazio pubblico. Nel corso dei controlli erano stati adottati anche provvedimenti nei confronti di alcune persone.
Il giorno successivo, Linea d’ombra e altre associazioni avevano sospeso temporaneamente le attività dopo le minacce e le intimidazioni riferite dai volontari. Gian Andrea Franchi aveva spiegato a Il Piccolo che un piccolo gruppo di persone presenti nella piazza aveva assunto comportamenti aggressivi nei loro confronti, rendendo necessario fermarsi per alcuni giorni. Si tratta di episodi distinti, che contribuiscono a delineare la complessità della situazione senza giustificare generalizzazioni sulle persone migranti presenti nell’area.
Resta da chiarire se siano previste modalità alternative per garantire i bisogni primari durante il fine settimana e quali siano, nel dettaglio, i presupposti e la durata delle nuove prescrizioni.
Da parte sua l’assessore regionale alla sicurezza Pierpaolo Roberti in una nota a commento del dibattito creatosi alla luce dell’ordinanza della Questura di Trieste afferma: “Se in una piazza pubblica — nello specifico in piazza della Libertà — si cucina, si distribuisce cibo, si trasmette musica, si gioca a pallone e si sventolano bandiere, non credo che ciò si possa configurare diversamente da una manifestazione”.
Come ha spiegato il rappresentante della Giunta regionale, le manifestazioni devono essere garantite, ma anche regolamentate come previsto per chiunque, senza sconti per nessuno.
“La situazione di piazza Libertà – ha affermato l’assessore – è stata fin troppo tollerata: se passasse il principio che tutto sia consentito, bisognerebbe chiedersi per quale motivo un sindacato o un partito non potrebbero mettersi ogni giorno, e per anni, a manifestare in piazza Unità o in qualche altra via”.
Secondo Roberti questo non è ammissibile. Chi manifesta — che lo faccia distribuendo cibo, sventolando bandiere palestinesi o per le motivazioni più disparate — ha il pieno diritto di farlo, ma senza ledere il diritto altrui di godere degli spazi pubblici.
“Ha fatto bene, quindi, il questore a stabilire delle prescrizioni, come avviene da sempre e per tutti, senza che nessuno debba poi andare a lamentarsi sui giornali al solo scopo di creare guerre ideologiche in cui – ha concluso l’assessore – l’ideologia non c’entra proprio nulla”.

