Nelle campagne del Friuli Venezia Giulia si accendono i falò dell’Epifania

FVG – Come in altri luoghi del Nord Est, in occasione dell’Epifania, in varie località del Friuli Venezia Giulia si accendono i tradizionali falò, da cui si traggono gli auspici per l’anno a venire.

I roghi hanno vari nomi a seconda delle località: brusàn la vecja, pignarùl, panevìn, cabosse…

I falò di fieno, legno e sterpaglia nella Bassa friulana si bruciano già a partire dalla sera della vigilia dell’Epifania.

A Tarcento (Ud) si accende il Pignarul Grant di Coia, il più grande fuoco epifanico. Una tradizione che si rinnova immutata dal 1928.

A interpretare il fuoco è il Vecchio Venerando, al secolo Giordano Marsilio, che, salito salendo sul colle di Coia accompagnato da una lunga fiaccolata a illuminare la collina, accende il fuoco del Pignarul Grant.

A Latisana invece il falò galleggia sul Tagliamento. A Tramonti di Sopra (Pn) i fuochi si svolgono sul lago e sulle tavelle. A seguire festeggiamenti e vin brulé.

Sembra che questa usanza derivi da riti purificativi e propiziatori diffusi in epoca celtica, circa nel V secolo a.C.

La notte del falò in seguito ha continuato ad essere un momento di incontro della comunità agricola, che auspicava nel nuovo anno doni dalla terra più generosi di quelli passati.

Da qui ha origine un complesso di riti di interpretazione, che varia a seconda dei luoghi, fra i quali l’esame del carbone e l’attenzione per la direzione del fumo.

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