Siccità, la Regione pronta a chiedere lo stato di emergenza. Settore agricolo in forte crisi

Trieste – La Regione Friuli Venezia Giulia è pronta a chiedere al Governo lo stato di emergenza per la siccità. La documentazione da trasmettere al Dipartimento nazionale della Protezione civile è già predisposta, ma per procedere formalmente serve la delibera dell’autorità competente sulla criticità idrica.

A confermarlo è l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi, dopo che l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali ha innalzato a “alto” il livello di severità della siccità anche per il Friuli Venezia Giulia.

La situazione più problematica riguarda in particolare alcune aree della montagna friulana e del territorio udinese, dove le temperature elevate delle ultime settimane e l’assenza di precipitazioni hanno ridotto la disponibilità d’acqua. Anche i livelli del Tagliamento e dell’Isonzo sono bassi e destano preoccupazione per il comparto agricolo.

Proprio sulla situazione nell’area udinese sono intervenuti il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e l’assessore alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, sottolineando la necessità di destinare prioritariamente l’acqua disponibile alle attività agricole.

«Stiamo seguendo con particolare attenzione la situazione di difficoltà determinata dalla carenza di risorsa idrica nella zona udinese, dove la riduzione delle disponibilità d’acqua sta mettendo sotto pressione il comparto agricolo», hanno dichiarato Fedriga e Zannier. La Regione, hanno aggiunto, sta lavorando con gli altri soggetti coinvolti per garantire la maggiore disponibilità possibile, «confrontandoci con i limiti oggettivi imposti dalla significativa diminuzione dei volumi d’acqua disponibili».

Dal 15 luglio, su indicazione dell’Autorità di bacino, è stata introdotta una gestione più restrittiva delle derivazioni irrigue, con una parziale riduzione delle portate per preservare l’acqua presente negli invasi. Le scorte, tuttavia, si sono progressivamente ridotte.

«Le riduzioni e le sospensioni della fornitura adottate in questi giorni sono la diretta conseguenza di questa situazione», ha spiegato Zannier. Le misure puntano a limitare i danni alle produzioni agricole, ma le temperature elevate stanno creando problemi alle colture anche nelle aree che continuano a essere regolarmente servite dagli impianti irrigui.

Secondo l’assessore, la situazione climatica attuale sarebbe ancora più critica di quella registrata nel 2003, uno degli anni più difficili sul fronte della siccità in Italia.

La Regione ha quindi confermato gli investimenti per rafforzare il sistema irriguo e migliorare la disponibilità della risorsa idrica. Tra il 2022 e il 2024 erano stati destinati 28,6 milioni di euro al Piano Laghetti, previsto dalla legge regionale 13 del 2022, mentre altri 81,7 milioni sono stati stanziati attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027, nell’ambito dell’Accordo per la Coesione tra Stato e Regione del marzo 2024. Si tratta complessivamente di oltre 110,3 milioni di euro.

A queste risorse si aggiungono 21,1 milioni di euro del Pnrr e ulteriori 35,36 milioni di euro assegnati attraverso le risorse della legge 178/2020, sulla base della graduatoria Pnrr. Gli interventi interessano i Consorzi di bonifica del Friuli Venezia Giulia, con un ruolo particolare per il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana.

La richiesta di stato di emergenza nazionale non sarebbe una novità per il Friuli Venezia Giulia: una precedente istanza per la siccità era stata presentata dalla Regione nell’estate del 2022.

Ora la Regione attende il passaggio formale dell’autorità sulla criticità idrica per poter trasmettere la richiesta a Roma. Nel frattempo, la riduzione delle disponibilità d’acqua impone una gestione sempre più attenta delle risorse, con la priorità assegnata alle colture e alle attività agricole nelle aree maggiormente colpite.

Condividi