Quando la scienza si fa film: intervista a Valerio Jalongo, regista de “Il senso della bellezza: arte e scienza al CERN”

Trieste – Il Trieste Science Fiction Film Festival, terminato domenica scorsa 5 novembre, quest’anno è stato teatro anche di film dedicati alla natura, alla scienza e alle nuove tecnologie.

Due opere in particolare, italiane: “Dusk Chorus”, dall’inusuale progetto del ricercatore e ingegnere acustico David Molacchi; un’esperienza sonora registrata in varie foreste della Terra per ascoltare “la musica della Natura” e registrare “frammenti sonori in via di estinzione” (che è anche il nome di questo eccezionale progetto); una natura che soffre, che esprime col suono la sua sofferenza, in luoghi vergini dove l’uomo è riuscito a penetrare e deteriorare.

La seconda è “Il Senso della Bellezza. Arte e scienza al CERN”, del regista italiano Valerio Jalongo, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Come nasce l’idea del film?

È nata un po’ per caso: conosco un ingegnere che ci lavora. Sapendo che mi ero interessato a girare un documentario sul Cern, un giorno mi ha telefonato dicendo che “si poteva entrare nella caverna”.

Che relazione ha la Bellezza con la Scienza?

Tutta la parte sulla bellezza è venuta dopo, intervistando gli scienziati che lavorano lì. L’idea originaria era di filmare semplicemente un documentario sul Cern, un progetto unico nel suo genere perché rappresenta la condivisione di conoscenze libere di migliaia di scienziati provenienti da tutto il mondo.

Può sembrare paradossale che un tema “artistico” come la bellezza possa venire dalla bocca di un scienziato. Ma mi sono reso conto che, anche per loro, non è così. Anzi. Quasi tutti gli scienziati che vedete intervistati nel film citano e parlano della bellezza intrinseca ad una scoperta, ad una formula come, ad esempio, nella famosa equazione di Einstein sulla relatività o in quella del premio Nobel Paul Dirac (che permise di scoprire la c.d. antimateria, che rivoluzionò totalmente la Fisica moderna) da cui il suo bellissimo libro “La Bellezza come metodo”. Egli stesso, elaborata l’equazione, affermò che “era troppo bella per non essere vera”. Un altro Nobel, Frank Wilczek, autore del testo “Una bellissima domanda”, intende il mondo, l’universo, come un’opera d’arte.

Ecco perché non ho potuto fare a meno, man mano che proseguivo con le riprese, di parlare della bellezza come parte fondante della Scienza, della Fisica in questo caso.

In che misura e come, secondo lei, l’arte, gli artisti in generale, possono aiutare gli scienziati? La scienza dovrà rivolgersi all’arte per accelerare i processi di scoperta?

Credo che scienza ed arte abbiano un’origine comune: la magia; non a caso, nel film, mostro l’interno di alcune caverne preistoriche con le raffigurazioni rupestri. Forme di sciamanesimo, un antenato della religione forse, certamente l’arte come connessione tra indefinito, qualcosa da scoprire e la parte più umana. Ed è proprio quest’ultima parte che ho voluto approfondire nel film. Sono convinto che arte e scienza siano due elementi che procedano assieme, perché strettamente collegati.

Come sappiamo, e come ammesso dagli stessi scienziati, la nuova fisica vaga nel buio più completo. Chi reclama un “indizio”, chi addirittura paragona questa nuova era a “una stanza buia dove non sappiamo cosa ci sia dentro e nemmeno cosa aspettarsi”…

Io credo che il vero mistero è che siamo riusciti, col nostro cervello, già a comprendere la complessità in cui siamo immersi. E questo è già qualcosa di straordinario.

 “La bellezza salverà il mondo”, è la nota frase che leggiamo ne “L’Idiota” di Dostoevskij. Sarà così, sarà la Scienza a farlo o… che accadrà?

La scienza, da sola, può essere molto pericolosa, se non è sorretta dalla nostra parte più umana, che può e deve ricordarci i nostri limiti e ricondurci sempre sulla strada della Ragione.

Ha in serbo qualche nuovo lavoro?

Sto lavorando su un altro film-doc che dovrebbe intitolarsi “Storia di classe”, una riflessione sulla situazione attuale dei professori, sul loro rapporto con gli alunni, sulla scuola in Italia.

Qui il trailer del film:

 

Daniele Benvenuti 

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