Prima vittima di West Nile a Pordenone dall’inizio dell’anno
Pasiano (Pn) – È un uomo di 68 anni, residente a Pasiano di Pordenone e professore di matematica in pensione, la prima vittima accertata del virus West Nile in provincia di Pordenone dall’inizio dell’anno. L’uomo era ricoverato all’ospedale di Pordenone, dove le sue condizioni si sono aggravate dopo l’infezione trasmessa da una zanzara.
Sono ora in corso le verifiche sanitarie per individuare l’area nella quale potrebbe essere avvenuta l’esposizione al virus e stabilire quali interventi di prevenzione adottare. Al momento non è stata resa nota una localizzazione precisa del possibile contagio.
Il caso si inserisce in una stagione nella quale il virus West Nile è presente in diverse aree italiane. Nel bollettino nazionale dell’Istituto superiore di sanità aggiornato al 9 settembre risultavano 594 casi confermati nell’uomo, 306 dei quali con manifestazioni neuro-invasive, e 41 decessi. La circolazione del virus era stata documentata in 79 province e 19 regioni. I dati delle ultime settimane sono comunque ancora soggetti a consolidamento.
Nel Pordenonese il sistema di sorveglianza aveva già registrato due casi confermati prima del decesso di Pasiano, secondo l’ultimo aggiornamento disponibile dell’ISS. Il nuovo caso modifica quindi il quadro provinciale e rende particolarmente rilevante l’individuazione del luogo nel quale potrebbe essere avvenuta la trasmissione.
Le malattie trasmesse da zanzare
Il caso di Pasiano si inserisce in un fenomeno più ampio che riguarda anche l’Italia: negli ultimi anni è aumentata l’attenzione sanitaria sulle arbovirosi, cioè le infezioni provocate da virus trasmessi principalmente da zanzare e altri artropodi. Accanto al West Nile, in Italia vengono monitorati anche dengue, chikungunya e Zika.
All’8 settembre 2026 il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dall’ISS aveva registrato 265 casi di dengue, 24 dei quali autoctoni, e 25 casi di chikungunya, con un caso di trasmissione locale. La maggior parte dei casi di queste due infezioni risultava associata a viaggi all’estero.
L’aumento dell’attenzione non può essere ricondotto a una sola causa. Un primo fattore è il cambiamento climatico, che può modificare la distribuzione geografica e la durata stagionale delle popolazioni di zanzare. Temperature più elevate e stagioni calde più lunghe possono creare condizioni favorevoli alla sopravvivenza e alla riproduzione dei vettori in aree nelle quali in precedenza erano meno presenti. L’ECDC considera il cambiamento climatico uno dei fattori che stanno rendendo alcune zone europee più favorevoli alla diffusione delle zanzare invasive.
Un secondo elemento è rappresentato dalla mobilità internazionale. Le persone infette possono introdurre un virus in un territorio nel quale è presente il vettore competente; se le condizioni ambientali sono favorevoli, questo può creare le condizioni per una trasmissione locale. L’ECDC collega esplicitamente l’aumento dei viaggi internazionali dai Paesi in cui alcune di queste malattie sono endemiche al rischio di casi importati e, successivamente, di focolai locali.
Anche i flussi commerciali possono avere un ruolo nella diffusione dei vettori. La zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus), ormai stabilmente presente in molte aree italiane ed europee, è stata favorita anche dalla movimentazione internazionale di merci e materiali che possono trasportare uova o larve. Una volta insediata, la sua presenza costituisce uno dei presupposti per la trasmissione locale di virus come dengue e chikungunya.
Nel Nord Est questi fattori si intrecciano con una forte mobilità di persone e merci e con la presenza di ambienti favorevoli alle zanzare. Non significa, però, che l’area sia interessata indistintamente da tutte le arbovirosi o che ogni caso sia riconducibile al cambiamento climatico: i diversi virus hanno vettori, modalità di trasmissione e distribuzioni differenti e richiedono sistemi di sorveglianza specifici.
Per il Pordenonese, nell’immediato, l’attenzione resta concentrata sul caso di Pasiano. Una volta definita l’area di probabile esposizione, Asfo potrà stabilire quali misure di prevenzione adottare sul territorio. La sorveglianza delle arbovirosi integra infatti i dati sui casi umani con quelli veterinari ed entomologici, proprio per individuare la circolazione dei virus e orientare gli interventi.

