Scuola: il 2017 si chiude con un Appello. E il 2018 inizia con uno sciopero

Trieste – L’anno politico si conclude con una grande attesa: le elezioni del prossimo marzo 2018.

E si conclude anche con un nuovo appello a salvaguardia e difesa della scuola pubblica.

Gli schieramenti politici vecchi e nuovi, infatti, stanno facendo della scuola un punto forte della campagna elettorale: tutti sanno che il numero degli insegnanti (ma c’è anche il personale amministrativo, tecnico e ausiliario oltre ai genitori e agli alunni maggiorenni) è tale da poter condizionare l’esito delle votazioni.

Infatti, all’interno dello stesso Pd sembra che i progetti riguardo la buona scuola siano contrastanti.

La Legge 107/2015 ha evidenziato – talvolta in maniera drammatica – come la scuola sia sempre più un settore nevralgico della società. Di più: un settore strategico se si considerano le implicazioni economiche e culturali che sono state amplificate dalla cosiddetta buona scuola e dal suo linguaggio aziendalistico.

Implicazioni di natura didattica come l’alternanza scuola-lavoro, la riforma dell’esame di stato, la riforma del liceo breve, la gamificazione del curriculum di studi e dei suoi metodi, i poteri dei dirigenti etc.

Oppure implicazioni di natura sociale e lavorativa come la mobilità algoritmica degli insegnanti, il loro reclutamento, il rinnovo del contratto, il precariato. Per ultimo il problema agitatissimo degli insegnanti (diplomati e non laureati) di scuola primaria che rischiano un licenziamento massiccio. Sono circa 44 mila, pendono da una sentenza del Consiglio di Stato e stanno organizzando uno sciopero per l’8 gennaio.

Impossibile riassumere in poche righe la complessa problematica di un mondo che è sottoposto a mutamenti continui, sottoposto a forze di natura non solo sociale e politica, ma soprattutto a sollecitazioni di natura economica che travalicano i confini nazionali e, in alcuni casi, anche quelli europei.

Impossibile anche definire il profilo di un’istituzione che tutti sentono come vitale ma di cui ciascuno tende ad avere una percezione personale e riferita alla propria esperienza.

È per questo motivo che nascono iniziative che tentano di rimettere la palla al centro, tentano di far nascere, o rinascere, un dibattito culturale, sociale e politico che coinvolga le parti in causa in una riflessione di ampio respiro. Una riflessione che consideri la scuola in rapporto alle mutate e mutevoli condizioni economiche e alle richieste di un mercato che diventa sempre più avido di forza lavoro ma sempre più avaro di garanzie a tutela dei lavoratori.

Il 2017 si conclude da una parte con il rischio di licenziamento per migliaia di maestre e maestri. Dall’altro con un appello per la scuola pubblica che ha raccolto più di mille e duecento firme in una settimana.(Alla fine del documento il collegamento per firmare)

Gli insegnanti proponenti sono otto: Giovanni Carosotti, Rossella Latempa, Renata Puleo, Andrea Cerroni, Gianni Vacchelli, Ivan Cervesato, Lucia R. Capuana, Vittorio Perego.

Lucia R. Capuana, ci ha rilasciato una dichiarazione in merito allo spirito dell’iniziativa.

“Dopo una lunga fase di attonito immobilismo – dice Capuana, insegnante in un liceo del Veneto – durante la quale la rassegnazione è sembrata prevalere, in seguito alla riforma Gelmini che ha evidenziato i suoi effetti negativi, come le classi pollaio, oppure all’autonomia di “berlingueriana” memoria che ha creato una scuola di serie A e una di serie B, in base alle diverse zone del paese si è approdati alla L. 107/15 ormai da due anni in essere. Quindi ci è sembrato inevitabile avviare una riflessione approfondita sui temi, forse più cruciali, che proprio in questi ultimi anni hanno contrassegnato una destrutturazione complessiva del sistema di istruzione italiano minando anche l’idea di cultura e della conoscenza come forma di emancipazione del cittadino, trasformando la scuola in un’appendice di Confindustria dandole un assetto utilitaristico. Una riflessione che non vuole essere esaustiva, bensì che possa essere un punto di partenza, fin qui troppo a lungo disatteso, per affrontare con maggiore consapevolezza e discernimento fuori da ogni logica ideologica un dibattito serio e partecipato”

Va ricordato, a proposito di stimoli proposti al governo, che tra i documenti della XVII legislatura riposa fino dal 2006 il disegno di legge n. 1583, ovvero la Legge di Iniziativa Popolare, un documento proposto da un gruppo da quattordici senatori, sostenuto da centomila firma e fondata sulla Costituzione italiana.

Nell’attesa che la LIP diventi legge, l’esortazione che funge da idea guida nell’Appello degli otto – diventato virale negli ultimi giorni – è di “chiedersi, con franchezza: cosa è al centro realmente? L’educazione, la cultura, l’amore per i giovani e per la loro crescita intellettuale e interiore, non solo professionale, o un processo economicistico-tecnicistico che asfissia e destituisce?”.

Dopo la proposta di sette temi nevralgici dell’istruzione nazionale, ciò che si chiede è una moratoria su quattro nodi: alternanza scuola-lavoro, obbligo del CLIL (il criticato metodo di insegnare una disciplina curricolare in lingua straniera), somministrazione dei test INVALSI, modifica dell’esame di stato.

Una moratoria che serva a dare respiro alla discussione. La convinzione essenziale è che “la scuola va ripensata e riformata, ma non destrutturata e sottoposta ad un processo riduttivo e riduzionista, di cui va smascherata la natura ideologica, di marca economicistica ed efficientista.”

Il documento si conclude con una richiesta che già da molte parti si avverte come urgente (e non solo in chiave elettorale), ossia l’apertura di un ampio dibattito tra governo, scuola di base, organizzazioni sindacali e cittadinanza sui punti espressi ma anche su tutto l’impianto della Legge 107/2015, cui hanno aderito, tra gli altri, Settis, Cacciari, Montanari e Galimberti.

In effetti è così che ci si intende muovere in ambito regionale e, in particolare, a Trieste dove si sta organizzando un forum sulla scuola che sarà tenuto nella seconda metà di febbraio e che riguarderà i temi dell’alternanza scuola-lavoro, la Costituzione e le ricadute della legislazione europea nel campo dell’istruzione.

Si chiude un anno denso di momenti critici e se ne apre uno nuovo non meno denso di attese.

Roberto Calogiuri

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