Estate 2026, caldo e siccità da record. Anche in FVG una stagione simile a quella del 2003

FVG – L’estate 2026 si chiude con una serie di dati che restituiscono un quadro climatico assai preoccupante. Ad agosto la temperatura media della superficie terrestre ha raggiunto i 16,96 gradi, 0,85 gradi sopra la media del periodo 1991-2020 e 1,65 gradi oltre il livello stimato per il periodo preindustriale 1850-1900. È stato l’agosto più caldo mai registrato.

A rilevarlo è il Copernicus Climate Change Service (C3S), il servizio europeo per il cambiamento climatico implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), nel suo bollettino climatico mensile. Il dato di agosto porta inoltre la temperatura media globale oltre la soglia di 1,5 gradi rispetto all’epoca preindustriale.

Il caldo non ha riguardato soltanto le terre emerse. La temperatura superficiale media degli oceani, considerando la fascia compresa fra 60 gradi Sud e 60 gradi Nord, ha superato in agosto i 21 gradi: anche in questo caso si tratta del valore più elevato mai osservato per il mese. Secondo il WWF, le temperature record di mari e oceani si sono protratte per oltre tre mesi.

In Europa le temperature sono state particolarmente elevate nelle regioni occidentali e meridionali, con Francia e Italia che hanno registrato valori medi superiori di circa 3 gradi rispetto alla media di riferimento.

«La crisi climatica sta portando il Pianeta e i suoi abitanti verso territori nuovi e potenzialmente molto pericolosi», sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. Secondo l’associazione, i dati dovrebbero spingere i governi ad accelerare le azioni contro il cambiamento climatico.

Siccità in Europa

Al caldo si è accompagnata una siccità estesa in diverse aree europee. Ad agosto condizioni più secche della media hanno interessato parte dell’Europa occidentale e vaste zone di quella centrale e orientale, con livelli di umidità dei suoli particolarmente bassi. In diverse regioni si sono inoltre verificati fenomeni di aridità e incendi.

Un altro indicatore riguarda i grandi fiumi europei. Danubio e Reno hanno registrato portate eccezionalmente basse, così come Vistola, Rodano e Senna. In Italia, Po e Sesia sono giunti ai minimi storici.

Un quadro che trova un riscontro anche nell’andamento osservato in Friuli Venezia Giulia, pur sulla base di un’analisi territoriale diversa da quella utilizzata da Copernicus.

In FVG estate al livello del 2003

Secondo l’analisi pubblicata dal sito amatoriale Pazzi per il meteo goriziano, elaborata utilizzando i dati delle stazioni storiche di pianura e costa dell’ARPA-Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia e della stazione di Gorizia Centro di “meteogo”, la media delle temperature dell’estate 2026 nelle 19 stazioni oggetto dell’analisi è risultata superiore, seppure di poco, a quella del 2003.

La media aritmetica del campione è stata di 25,37 gradi nel 2026, contro i 25,28 del 2003, con una differenza di 0,09 gradi. Al terzo posto si colloca l’estate del 2022. Il dato rappresenta quindi, per le stazioni prese in esame dall’analisi, il valore medio più elevato fra quelli confrontati, ma non consente di parlare di un record assoluto per l’intero territorio regionale.

Il confronto con il 2003 è interessante anche perché le due estati hanno avuto caratteristiche differenti. Nel 2026 si sono verificate diverse ondate di calore, con giornate vicine o superiori ai 40 gradi in alcune località della pianura, mentre non sono mancate brevi fasi più fresche: nella prima metà di giugno e, per alcuni giorni, alla fine di luglio e agosto.

Nel 2003, secondo l’analisi, le pause dalla calura sono state meno frequenti, ma le temperature raggiunte durante le ondate di caldo erano mediamente più contenute. Il risultato finale è quindi molto simile: il 2026 presenta una media leggermente superiore, ma con una maggiore alternanza fra fasi calde e periodi più freschi o instabili.

Fiumi, laghi e torrenti in secca

È soprattutto sul fronte della disponibilità d’acqua che si sono registrate le condizioni più gravi. C’è stato un deciso aggravamento della siccità, soprattutto in pianura, nella fascia pedemontana e nelle valli prealpine.

I corsi di torrenti e fiumi sono arrivati ai minimi storici e in diversi casi hanno presentato tratti senza flusso superficiale. Anche alcuni laghi hanno raggiunto livelli critici.

La carenza d’acqua è stata evidente anche nella vegetazione e nei suoli. Nell’ultima parte dell’estate il paesaggio presentava ampie zone di secco, fino ad assumere un aspetto quasi autunnale.

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